Don Pietro Arcangeli (1917-1995)

A Leggiana (Perugia), nella Valle del Menotre, negli anni Cinquanta del Novecento vi fu come parroco don Pietro Arcangeli, una figura particolarmente importante nella storia della Resistenza italiana.

La vicenda che lo vide protagonista risale al febbraio 1944: un aereo da ricognizione tedesco lo fotografò mentre parlava con alcuni partigiani e subito dopo venne deportato insieme ad altre persone. All’arrivo dei tedeschi si trovava nella vicina frazione di Cifo, intento a celebrare una funzione religiosa. Non appena avvisato della presenza dei tedeschi a Scopoli, li raggiunse per difendere i suoi concittadini, ma venne lui stesso catturato. Trasferito nel carcere di Perugia, dopo un processo condotto dal Tribunale militare tedesco, venne condannato a quattro anni di detenzione.

Don Pietro fu uno dei pochi a tornare vivo e dedicò il resto della sua vita ad aiutare la sua città e i suoi parrocchiani. In particolare, sono due le opere che si ricordano di don Arcangeli: la fondazione dell’Associazione italiana donatori di organi di Foligno e il restauro della Cappellina di Cancelli, dove fece incidere i nomi degli altri folignati deportati.

Autore del libro di memorie Un prete galeotto: quarantennio della cattura e della liberazione (Foligno 1984), dove narrò la vicenda della prigionia, è stato omaggiato in vari modi: a Foligno gli si è intitolata una via, mentre nella sua casa natia di Leggiana si trova affissa una targa.

Questo è ciò che ufficialmente si ricorda di don Pietro, ma esiste anche un aspetto della sua vita che spesso è stato trascurato. In tarda età, ritiratosi nella casa familiare di Leggiana, don Arcangeli si dedicò alla scultura. Su un pezzo di terra di sua proprietà realizzò con il cemento alcune figure di animali che compongono un presepe insolito. Sulla cima un castello, a seguire animali di varia tipologia: due cammelli, dei dinosauri, degli uccelli, un cane… Alle estremità aveva realizzato due zone “musive” decorate con piastrelle bianche e azzurre, rappresentanti a sinistra l’Italia, mentre a destra componevano una vasca per la raccolta dell’acqua piovana. Infine, lungo la strada che conduceva alla vecchia casa rimane, stagliata su un’asta, una civetta.

All’epoca della loro realizzazione, presumibilmente dalla metà degli anni Settanta in poi, gli animali erano visibili dalla strada e attiravano l’attenzione di paesani e passanti. Nel tempo, però, la vegetazione li ricoprì e finirono con il venire del tutto dimenticati. Il merito di averli riscoperti va a Nazareno Barbetti, cugino di quinto grado di don Arcangeli, che nel 2011 li ripulì e li fece verniciare da un suo aiutante con colori fosforescenti (ora nuovamente scomparsi).

Ringrazio Nazareno Barbetti per la testimonianza.

En Leggiana (Perugia), en el Valle del Menotre, en los años Cincuenta del siglo XX fue nombrado cura don Pietro Arcangeli, una figura especialmente importante en la historia de la Resistencia italiana.

La historia que lo vio protagonista se remonta a febrero de 1944: un avión de exploración alemán lo fotografió mientras hablaba con algunos partisanos y en seguida fue deportado junto con otras personas. Cuando llegaron los alemanes, el cura estaba celebrando una función religiosa en la cercana aldea de Cifo. Tan pronto como fue advertido de la presencia de los alemanes en Scopoli, los alcanzó para defender a sus conciudadanos, pero fue capturado. Trasladado a la cárcel de Perugia, tras un juicio llevado a cabo por el Tribunal militar alemán, fue condenado a cuatro años de prisión.

Don Pietro fue uno de los pocos que regresó vivo y dedicó el resto de su vida a ayudar a su ciudad y sus feligreses. En particular, son dos las obras que se recuerdan de don Arcangeli: la fundación de la Asociación italiana donantes de órganos de Foligno y la restauración de la Cappellina di Cancelli, donde hizo grabar los nombres de otros deportados.

Autor del libro Un sacerdote galeotto: quarantenario de la captura y de la liberación (Foligno 1984), donde narró la historia del cautiverio, ha sido homenajeado de varias maneras: a Foligno se le ha dedicado una calle, mientras que en su casa natal de Leggiana se encuentra pegada una placa.

Esto es lo que se recuerda oficialmente de don Pietro, pero también existe un aspecto de su vida que a menudo ha sido pasado por alto. En su vejez, retirado a la casa familiar de Leggiana, don Arcangeli se dedicó a la escultura. En un pedazo de tierra de su propiedad hizo con el cemento algunas figuras de animales que componen un belén inusual. En la parte superior está un castillo, seguido por animales de diferentes tipos: camellos, dinosaurios, pájaros, un perro… En los extremos hizo dos mosaicos con azulejos blancos y azules: a la izquierda representó el perfil de Italia, mientras que a la derecha creó un tanque para la recogida del agua de lluvia. Por último, a lo largo de la carretera que conducía a su antigua casa se encuentra, en un poste, una lechuza.

En el momento de su realización, presumiblemente a partir de la mitad de los años Setenta, los animales eran visibles desde la calle y atraían la atención de aldeanos y transeúntes. Con el tiempo, sin embargo, la vegetación los cubrió y terminaron siendo completamente olvidados. El mérito de haberlos descubierto es de Nazareno Barbetti, primos quintos de don Arcangeli, que en 2011 los limpió y los hizo pintar por un ayudante suyo con colores fosforescentes (ahora nuevamente desaparecidos).

Agradezco a Nazareno Barbetti por las informaciones.

 

Foto dell’autrice (giugno 2025).