Paolo Rossi (1951)

Tazzola è un piccolo borgo di tredici abitanti, posto in Comune di Pianoro, a pochi kilometri dal centro di Bologna. Un’unica strada – denominata appunto via Tazzola – conduce nel cuore del borgo dove si incontrano gli ultimi abitanti rimasti, che con amore se ne prendono cura.

Tra questi vi è Paolo Rossi, che dopo una vita trascorsa nel capoluogo decise di tornare a vivere dove era cresciuto. Creatore poliedrico, dedica il tempo libero alla realizzazione di pitture, sculture e installazioni con cui abbellisce il luogo in cui vive. 

Un manichino sorreggente un cartello che invita gli automobilisti a rallentare dà il benvenuto a chi arriva. Seguono altri manichini, una serie di damigiane trasformate in volti dipinti e sculture intagliate direttamente sulla pietra.

Un insetto di grandi dimensioni gioca un brutto scherzo a chi è distratto, in una veranda open air – concepita come punto di ritrovo – vi è un suo autoritratto, un piccolo aereo è nato dall’elica di una vecchia lavatrice, attorno a una bicicletta abbandonata ha preso vita l’umarell, in omaggio al dialetto bolognese, mentre una vecchia rastrellatrice è diventata un mazzo di fiori giganti.

A determinare il ritmo della sua produzione è soltanto l’ispirazione: Paolo non riesce a spiegare come sia nata l’idea di disseminare le sue opere nell’ambiente circostante e non riesce a imporsi ritmi di lavoro serrati in assenza dell’impulso del momento.

La creatività di questo “creatore”, come desidera essere chiamato, si incontra ovunque nel piccolo borgo, che accoglie anche il Museo dei Botroidi dedicato a un altro noto personaggio dell’Appennino bolognese: Luigi Fantini (1895-1978), speleologo che si dedicò alla raccolta di una collezione di pietre ora esposte in una ex stalla trasformata in sala museale per iniziativa di Lamberto Monti.

Ho incontrato Paolo Rossi, nella sua casa, nel settembre 2025. 

Tazzola es un pueblo de trece habitantes, situado en la Municipalidad de Pianoro, a pocos kilómetros del centro de Bolonia. Una sola calle – llamada Tazzola – conduce en el corazón del pueblo donde se encuentran los últimos habitantes que quedan, que con amor se ocupan de la aldea.

Entre ellos está Paolo Rossi, que después de una vida pasada en la capital decidió volver a vivir donde había crecido. Creador polifacético, dedica su tiempo libre a la realización de pinturas, esculturas e instalaciones con las que embellece el lugar en el que vive.

Un maniquí sostiene una señal que invita a los automovilistas a frenar y da la bienvenida a quien llega. Siguen otros maniquíes, una serie de mezquitas transformadas en caras pintadas y esculturas talladas en la piedra.

Un insecto de gran tamaño juega una mala broma a quien está distraído, en una terraza al aire libre – concebida como punto de encuentro – hay un autorretrato suyo, un pequeño avión ha nacido de la hélice de una vieja lavadora, alrededor de una bicicleta abandonada ha nacido el umarell, en homenaje al dialecto boloñés, mientras que un viejo rastrillo se ha convertido en un ramo de flores gigantes.

Solo la inspiración determina el ritmo de su producción: Paolo no logra explicar cómo nació la idea de diseminar sus obras en el pueblo y no puede imponerse ritmos de trabajo apretados en ausencia del impulso del momento.

La creatividad de este «creador», como desea ser llamado, se encuentra en todo el pequeño pueblo, que también alberga el Museo dei Botroidi dedicado a otro personaje famoso del Apenino boloñés: Luigi Fantini (1895-1978), espeleólogo que se dedicó a recoger una colección de piedras ahora expuestas en un antiguo establo convertido en sala de museo por iniciativa de Lamberto Monti.

Conocí a Paolo Rossi, en su casa, en septiembre de 2025.

Foto dell’autrice (2025).