Giovanni Maruccio (1877-1957)

Giovanni Maruccio

Nella frazione di Morigino, in provincia di Lecce, in un pezzo di terreno circondato da un antico muretto e animato da una piccola casa composta di due sole stanze, si trovano i resti di un sito di cui non si conosce nulla. 

Molti sono i portali online che ne parlano e mostrano fotografie di quando il sito era ancora leggibile ma, per motivi di tutela, si è deciso di mantenere il riserbo sulla sua esatta collocazione e non posso che condividere questa scelta. 

L’ho visitato durante l’estate del 2024, in una calda giornata di agosto: questa volta ad attendermi non costruttori, né loro familiari o conoscenti, bensì soltanto le tracce labili di un microcosmo che un misterioso costruttore visionario di inizio Novecento si era costruito. 

Tracce ormai consumate dal tempo e dagli agenti atmosferici: l’esplorazione non è agevole, la natura si sta lentamente riprendendo ciò che le appartiene e si possono riconoscere le sculture e i rilievi in passato presenti soltanto grazie alle fotografie d’epoca.

Camminare tra quei rovi è un toccare con mano la precarietà di questi siti, è un rendersi conto una volta di più di quanto sarebbe importante trattenere queste storie, poiché ci parlano di ore e ore di lavoro, di energie investite, talvolta anche di speranze riposte. 

Gli indizi finora raccolti, dal contatto con alcuni discendenti dell’ex proprietario del terreno, permettono soltanto di dare un nome a questo costruttore: Giovanni Maruccio, detto “Lu Paccu”, ovvero il pazzo, era il fratello di Salvatore, proprietario del terreno, e pare sia stato lui nel 1931 (come si legge sull’architrave della casa) a scolpire queste rocce.

In seguito, il giardino venne detto “del polacco” perché una delle figlie dei Maruccio sposò un soldato polacco rimasto a Maglie dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale. Ma questo soldato, in paese dopo gli anni Quaranta del Novecento, non dovrebbe c’entrare nulla con la creazione del giardino fantastico.

Tra le immagini presenti: un calice eucaristico, un coccodrillo, un serpente, uno scheletro, un cavaliere, le sagome di un uomo e di una donna… Suggestiva anche l’iscrizione che si legge su una lapide: “Felici quelli che non hanno storia”.  

Di fronte alla difficoltà di ricostruire la verità, svariate sono state le ipotesi avanzate da giornali e siti locali: chiunque è libero di lasciar correre la propria immaginazione costruendo leggende e aneddoti più o meno plausibili. 

Dal mio canto non posso non pensare che, chiunque sia stato l’artefice di questo giardino fantastico, si sia trattato con molta probabilità di una persona in lotta con la propria storia e tormentata da un passato che non riusciva ad accettare. Non posso sapere se avrebbe acconsentito d’entrare con la sua storia – non con quella rinnegata, ma con quella nuova che si era scritto sulle pietre – tra le altre storie che racconto. La decisione d’inserire questa scheda è dovuta al desiderio – puntualmente tradito – di arrestare lo scorrere del tempo. 

Per una visione d’insieme dei vari articoli e reportage dedicati a questo giardino si legga “Il giardino intimista delle rocce che parlano”. 

Ringrazio Alessandro Romano, Salvatore Maruccio, Pierluigi Maruccio ed Ettore Maruccio. 

En la aldea de Morigino, en la provincia de Lecce, en un terreno rodeado por un antiguo muro y animado por una pequeña casa compuesta solo por dos habitaciones, se encuentran los restos de un sitio del que no se sabe nada.

Muchos portales en línea hablan de ello y muestran fotografías de cuando el sitio era todavía legible pero, por razones de protección, se decidió mantener la reserva sobre su ubicación exacta y no puedo más que compartir esta elección.

Lo visité durante el verano de 2024, en un caluroso día de agosto: esta vez no me esperaban constructores, ni familiares o conocidos, sino solo las huellas lábiles de un microcosmos que un misterioso constructor visionario de principios del siglo XX se había construido.

Huellas ya consumidas por el tiempo y los agentes atmosféricos: la exploración no es fácil, la naturaleza se está retomando lentamente lo que le pertenece y se pueden reconocer las esculturas y relieves del pasado solo gracias a las fotografías de época.

Caminar entre esas zarzas significa palpar la precariedad de estos sitios y darse cuenta una vez más de lo importante que sería retener estas historias, ya que nos hablan de horas y hoars de trabajo, de energías invertidas, incluso de esperanzas puestas.

Los indicios recogidos hasta ahora, por el contacto con algunos parientes lejanos del antiguo propietario de la tierra, solo permiten dar un nombre a este constructor: Giovanni Maruccio, llamado “Lu Paccu”, es decir “el loco”, era el hermano de Salvatore, propietario de la tierra, y parece que fue él en 1931 (como se lee en el dintel de la casa) quien esculpió estas rocas.

Más tarde, el jardín fue llamado “del polaco” porque una de las hijas de los Maruccio se casó con un soldado polaco que permaneció en Maglie después del final de la Segunda Guerra Mundial. Pero este soldado, en Maglie después de los años Cuarenta del siglo XX, no debería tener nada que ver con la creación del jardín fantástico.

Entre las imágenes presentes: un cáliz eucarístico, un cocodrilo, una serpiente, un esqueleto, un caballero, las siluetas de un hombre y una mujer… Además en una lápida se lee una inscripción sugestiva: “Felices los que no tienen historia”. 

Frente a la dificultad de reconstruir la verdad, han sido varias las hipótesis presentadas por periódicos y sitios locales: cualquiera es libre de dejar correr su imaginación construyendo leyendas y anécdotas más o menos plausibles.

Por mi parte no puedo dejar de pensar que, quien haya sido el artífice de este fantástico jardín, ha sido con mucha probabilidad una persona en lucha con su propia historia y atormentada por un pasado que no podía aceptar. No puedo saber si habría aceptado entrar con su historia – no con la renegada, sino con la nueva que se había escrito en las piedras – entre las otras historias que cuento. La decisión de insertar esta ficha se debe al deseo – puntualmente traicionado – de detener el paso del tiempo. 

Para una visión general de los artículos y reportajes dedicados a este jardín se puede leer “El jardín íntimo de las rocas que hablan”.

Agradezco a Alessandro Romano, Salvatore Maruccio, Pierluigi Maruccio ed Ettore Maruccio.

Giovanni Maruccio
Giovanni Maruccio
Giovanni Maruccio
Giovanni Maruccio
Giovanni Maruccio
Giovanni Maruccio

In senso orario: due figure femminili, un fiore, un volto umano,  un coccodrillo e un calice ecuristico. Sotto: l’iscrizione “Felici quelli che non hanno storia”.

Fotografie dell’autrice (agosto 2024).

Giovanni Maruccio