Gino Bandinelli (1950)
«Era gennaio, un giorno dopo pranzo sono uscito in giardino e mi sono messo a lavorare con piccone e pietre. A un certo punto mia moglie uscì e mi chiese cosa stessi facendo. Le risposi che volevo riprodurre Loro Ciuffenna. Mi guardò in modo strano e rientrò». Con queste parole Gino Bandinelli, autista degli scuolabus e giardiniere ora in pensione, racconta l’inizio della sua creazione: una Loro Ciuffenna in miniatura che invade il giardino di casa.
Con pietre, sassi e cemento ha ricostruito il nucleo storico della sua cittadina, sita in provincia di Arezzo, completa di mulini in funzione e piccole luci che la tengono illuminata nelle ore più buie. Su una pietra, lungo il confine interno, si leggono le date d’inizio e fine accompagnate dalla firma dell’autore: “inizio lavoro 10.1.2003/ fine 22.6.2006”. Tre anni e mezzo, quindi, di duro lavoro in cui Gino Bandinelli ha dato prova delle sue abilità manuali, rivelando competenze non comuni da muratore, elettricista e giardiniere. Doti, queste, che gli hanno permesso di riprodurre l’insieme con estrema minuzia e attenzione al dettaglio, tanto che le porte e le finestre si aprono realmente.
Diverse sono le domande che le persone rivolgono all’artista di fronte alla sua creazione e altrettanto significative sono le risposte: Gino Bandinelli, durante la lavorazione dell’amata Loro Ciuffenna, non si faceva guidare da disegni o progetti, poiché la vedeva già finita nella sua mente ancora prima di iniziarla. A dirgli come operare, dunque, vi era un’“immagine mentale” che l’autore reputa un punto di partenza imprescindibile per permettere alle mani di muoversi da sole sapendo quali operazioni compiere. Tutto avviene in modo naturale e spontaneo, spiega l’artista, a patto che vi sia tale immagine.
Una volta terminata la riproduzione della cittadina natale, la vena creativa non si esaurì. Su un altro pezzo di terreno posto a lato emersero altre tre costruzioni: il santuario della Madonna di Lourdes, la chiesa di Padre Pio – sua opera prediletta – e un castello di fantasia.
Inoltre, nel tempo disseminò attorno alla casa familiare altre creazioni, per le quali reimpiegò alcuni oggetto di scarto. Tra le principali: simpatiche sculture composte da ferri di cavallo – di cui una indica il Pratomagno –, vecchi copertoni d’auto convertiti in fioriere viola, nuovi divertenti vasi composti da cocci rotti, un cervo è sorto dall’accostamento di badile e forcone, due taglialegna si illuminano mentre sono al lavoro. Infine, se si alza la testa, si può vedere un filo pronto ad accogliere una Befana in movimento.
In molti si recano a fare visita a Gino Bandinelli: le scuole locali, le coppie di sposi in occasione del servizio fotografico, ma anche visitatori singoli (alcuni dall’estero) e gli organi di stampa locali, che gli hanno rivolto la loro attenzione.
A tutti l’autore riserva la stessa accoglienza illustrando il suo lavoro nei minimi dettagli, raccontando di come tutto sia nato dalla passione per il giardinaggio, cui si dedicò anche in qualità di impiegato comunale, sfruttando le ore lasciate libere dall’incarico di autista scolastico. Già in precedenza aveva realizzato piccole costruzioni rocciose per amici e conoscenti, ma per il suo giardino desiderava qualcosa di diverso. Fu così che concepì la riproduzione di Loro Ciuffenna com’era prima di “ammodernarsi”, con la farmacia e il macello oggi scomparsi. Questa l’immagine che ancora è impressa nella mente di Bandinelli.
Ringrazio la Pro Loco di Loro Ciuffenna e l’autore stesso per la disponibilità.
A Gino Bandinelli è stata dedicata un’intervista da Valdarno Post.
Una scheda, curada da Jo Farb Hernández, la si trova in SPACES.
«Era enero, un día después del almuerzo salí al jardín y me puse a trabajar con picaflores y piedras. En un momento mi mujer salió y me preguntó qué estaba haciendo. Le respondí que quería reproducir Loro Ciuffenna. Me miró de manera extraña y regresó». Con estas palabras Gino Bandinelli, conductor de autobuses escolares y jardinero ahora retirado, cuenta el comienzo de su creación: una Loro Ciuffenna en miniatura que invade el jardín de su casa.
Con piedras y cemento ha reconstruido el casco histórico de su ciudad, situada en provincia de Arezzo, completa de molinos en funcionamiento y pequeñas luces que la mantienen iluminada. En una piedra, a lo largo del límite interno, se leen las fechas de inicio y fin, acompañadas de la firma del autor: “comienzo trabajo 10.1.2003/ final 22.6.2006”. Tres años y medio, por lo tanto, de trabajo duro en el que Gino Bandinelli ha demostrado sus habilidades manuales como albañil, electricista y jardinero. Dotes, estas, que le han permitido reproducir el conjunto con extrema minuciosidad y atención al detalle, tanto que las puertas y las ventanas se abren de verdad.
Son numerosas las preguntas que la gente hace al artista frente a su creación y igualmente significativas son las respuestas: Gino Bandinelli, durante el trabajo de la querida Loro Ciuffenna, no tenía necesidad de dejarse guiar por dibujos o proyectos, ya que la veía acabada en su mente antes de empezar. Al decirle cómo operar, pues, había una “imagen mental” que el autor considera un punto de partida imprescindible para permitir a las manos moverse solas sabiendo qué operaciones realizar. Todo sucede de manera natural y espontánea, explica el artista, siempre que haya tal imagen.
Una vez terminada la reproducción de la ciudad natal, la vena creativa no se agotó. Sobre otro pedazo de terreno colocado al costado surgieron otras tres construcciones: el santuario de la Virgen de Lourdes, la iglesia del Padre Pío – su obra predilecta – y un castillo de fantasía.
Además, diseminó alrededor de su casa otras creaciones, para las cuales utilizó objetos de desecho. Entre las principales: simpáticas esculturas compuestas por herraduras – una de las cuales indica el Pratomagno -, viejos neumáticos convertidos en floristerías púrpuras, vasos divertidos compuestos por trozos rotos, un ciervo ha surgido de una pala y una horca, dos leñadoras se iluminan mientras trabajan. Finalmente, si se levanta la cabeza, se puede ver un hilo listo para recibir a una Befana en movimiento.
Mucha gente va a visitar a Gino Bandinelli: las escuelas locales, los esposos con ocasión de su sesión de fotos nupcial, pero también visitantes individuales (algunos del extranjero) y los periodistas locales, que le han dirigido su atención.
A cada uno de ellos el autor reserva la misma acogida ilustrando su trabajo en los mínimos detalles, contando cómo todo nació de la pasión por la jardinería, a la que se dedicó también como empleado municipal, aprovechando las horas dejadas libres por el cargo de conductor escolar. Ya antes había hecho pequeñas construcciones rocosas para amigos y conocidos, pero quería algo diferente para su jardín. Fue así que concibió la reproducción de Loro Ciuffenna como era antes de “modernizarse”, con la farmacia y el matadero hoy desaparecidos. Esta es la imagen que todavía está grabada en la mente de Bandinelli.
Ringrazio la Pro Loco di Loro Ciuffenna e l’autore stesso per la disponibilità.
Gino Bandinelli ha sido entrevistado por Valdarno Post.
Un artículo, escrito por Jo Farb Hernández, se encuentra en SPACES.
Foto dell’autrice (marzo 2026).