Francesco Prato (1938-2022)
Il Cavaliere Francesco Prato, creatore del “Parco della Fantasia”, è venuto a mancare l’1 dicembre 2022 nella città di Macerata. Omaggiato da Giulia Pettinari in un articolo pubblicato sul n. 2/2018 di «Bric-à-brac», viene ora ricordato riproponendo lo stesso testo sottoforma di «Quaderno».
Il Parco ideato dal Cavaliere, «tramandatore, supermolleggiato, tutto scorticato e ricucito, stravagante, esteta, organizzatore, rompiballe, lungimirante, cattivo e sesso dipendente» – come si leggeva nel suo biglietto da visita – era sorto in un pezzo di terra sito in via Roma, nei pressi di una strada statale e di un passaggio a livello. Prato, nel corso di quarant’anni, vi aveva raccolto oggetti di recupero da lui abilmente assemblati dando vita a delle installazioni che accoglievano i visitatori insieme al loro creatore e agli aneddoti che amava raccontare.
Nel gennaio 2024, dopo circa un anno dalla sua scomparsa, il Comune diede ordine di sgombero: l’area serviva per la costruzione di un sottopasso ferroviario. Pezzo dopo pezzo il Parco venne smantellato e tutti quegli oggetti, in precedenza recuperati con l’intento di “tramandarli”, sono tornati in discarica.
Forse per le polemiche sorte, si decise di “conservare” alcune installazioni per riallestirle altrove: all’artista Stacchiotti è stato dato il compito di creare, in uno spazio scelto dal Comune, una sorta di museo all’aperto in cui riassemblare quanto in precedenza smontato.
Per quanto possa essere apprezzabile l’intento di voler mantenere la memoria di Prato, quella prevista si configura come un’operazione di “snaturalizzazione” dell’opera del Cavaliere: il suo Parco era nato in modo anarchico, le sue installazioni non avevano valore come singole creazioni, bensì come insieme e il valore aggiunto era dato anche dall’operazione di raccolta, assemblaggio e racconto da lui messa in atto.
Cosa fosse il Parco della Fantasia senza Prato viene spontaneo chiederselo: questi siti sono un tutt’uno con i loro creatori, l’esperienza di fruizione richiede la loro presenza e, una volta venuto meno il loro custode, già perdono parte della loro essenza. Perciò credo che la precarietà sia in essi insita. È come se fosse nel loro destino scomparire insieme a chi li ha creati.
Tuttavia, un’operazione di smantellamento forzata solleva molti dubbi. Chi ha saputo avvicinarsi a Prato e comprendere il suo mondo sarebbe stato in grado di trovare un modo per ricordarlo più in linea con la sua natura. Sicuramente Prato, molto legato alla sua città, si sarebbe aspettato qualcosa di più.
Per la scheda scientifica si rimanda a Costruttori di Babele.
El Caballero Francesco Prato, creador del “Parque de la Fantasía”, falleció el 1 de diciembre de 2022 en la ciudad de Macerata. Homenajeado por Giulia Pettinari en un artículo publicado en el n. 2/2018 de «Bric-a-brac», ahora se lo recuerda reproponiendo el mismo texto bajo la forma de «Quaderno».
El Parque creado por el Caballero, «tramandador, supermolleggiato, todo desaliñado y cosido, extravagante, esteta, organizador, rompebolas, visionario, malo y adicto al sexo» – como se leía en su tarjeta de visita – había surgido en un pedazo de tierra situado en vía Roma, cerca de una carretera estatal y de un paso a nivel. Prato, durante cuarenta años, había recogido objetos hábilmente ensamblados por él dando vida a instalaciones que acogían a los visitantes junto con su creador y las anécdotas que le gustaba contar.
En enero de 2024, después de casi un año de su desaparición, el Ayuntamiento dio la orden de desalojo: el área se utilizó para la construcción de un paso subterráneo de ferrocarril. Pieza por pieza el Parque fue desmantelado y todos los objetos, previamente recuperados con la intención de “transmitirlos”, han vuelto al vertedero.
Quizás por las polémicas surgidas, se decidió “conservar” algunas de las instalaciones para volver a montarlas en otro lugar: al artista Stacchiotti se le dio la tarea de crear, en un espacio elegido por el Ayuntamiento, una especie de museo al aire libre.
Por más apreciable que pueda ser la intención de mantener la memoria de Prato, la prevista se configura como una operación de “desnaturalización” de la obra del Caballero: su Parque nació de manera anárquica, sus instalaciones no tenían valor como creaciones individuales, sino como conjunto y su valor también dependía de la operación de recolección, montaje y narración que él realizaba.
Qué era el “Parque de la Fantasía” sin Prato es una pregunta espontánea: estos sitios se fusionan con los creadores, la experiencia de visita requiere su presencia y, una vez que han perdido a su guardián, ya pierden parte de su esencia. Por esa razón creo que la precariedad forma parte de estos lugares. Es como si fuera su destino desaparecer junto con quien los creó.
Sin embargo, una operación de desmantelamiento forzado plantea muchas dudas. Quien ha sabido acercarse a Prato y comprender su mundo, habría podido encontrar una manera de recordarlo más en línea con su naturaleza. Seguramente Prato, muy unido a su ciudad, habría esperado algo más.
Para la ficha técnica consulte Constructores de Babel.
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Foto di Giulia Pettinari e Costruttori di Babele.