Carlo Romildo (1920-2020)

Carlo Romildo, nato il 9 maggio 1920 a Montenero di Amelia (Terni), è conosciuto oggi come lo scultore contadino dell’Umbria.

La sua attività lavorativa si avviò in giovane età: impiegatosi in qualità di contadino mezzadro per quarant’anni, in seguito riuscì ad affrancarsi dalla dura situazione lavorativa acquistando lo stesso piccolo podere in cui aveva lavorato, conducendovi una vita semplice – all’insegna del sacrificio e del lavoro – insieme alla moglie Maria Proietti.

La produzione scultorea, invece, cominciò in tarda età: soltanto nel 1980, compiuti i sessant’anni, poté dedicarsi alla realizzazione di un sogno che coltivava da anni. In occasione delle festività natalizie del 1944, trovandosi fortunatamente in famiglia dopo 3 anni e mezzo di guerra nei Balcani, desiderava donare qualcosa di speciale al nipote di 5 anni. Avendo a disposizione un legno di fico e pochi soldi, decise di scolpirgli un cavalluccio. L’esito fu talmente soddisfacente che si insinuò in lui l’idea di scolpire anche un busto del padre Alessandro, deceduto sempre in prossimità del Natale. La mancanza di tempo, tra il lavoro da un lato e l’attività politica (militava nella nuova sinistra amerina) e sindacale (desiderava porre fine alle ingiustizie nel mondo del lavoro) dall’altro, lo portò a rimandare a lungo la realizzazione di tale desiderio, finché negli anni Ottanta decise di mettersi all’opera. La prima scultura fu proprio il busto del padre, ricavato dal legno di un ulivo deperito, seguito da quello della madre Rosa. Usava strumenti rudimentali, da lui stesso costruiti, dedicando a questa nuova attività i momenti di riposo dal lavoro nei campi.

La prima mostra risale al 1985: in quanto contadino era solito vendere gli ortaggi nella piazza principale di Amelia, ma un giorno decise di caricare sulla sua Ape anche alcune sculture, iniziando così a farsi conoscere dai concittadini e dai clienti nella nuova veste di artista.

È come se la produzione scultorea di Carlo fosse alimentata dallo stesso mondo contadino che amava: il legno necessario per scolpire lo ricavava dal suo casale, il laboratorio era stato approntato in un locale adiacente alla stalla e le sue opere ne invadevano l’abitazione privata, dove già negli anni Novanta era stato allestito un museo a gestione familiare.

Nel corso di un trentennio, dal 1980 al 2010, Carlo realizzò più di duecento creazioni di soggetto diverso: ai ritratti delle persone care si affiancano gli animali e scene di vita contadina (l’aratura dei buoi, la ferratura degli animali, la conciatura dei semi, la lavorazione della canapa…), ma non mancano i ritratti di personaggi politici, religiosi e dello spettacolo.

Per esplicitare il contenuto simbolico delle sue sculture incideva direttamente sulla superficie lignea alcune iscrizioni: ogni parola si compone di numerosi puntini disposti a formare le singole lettere. 

Dotato anche di un fine umorismo, in molti suoi lavori si nota una vena scherzosa: in occasione del novantesimo compleanno di un suo amico concepì una torta di legno composta da una base e cento candeline lignee le cui caratteristiche variano in base all’età rappresentata. Le ultime erano le più piccole e deboli per simboleggiare la vecchiaia, mentre quelle della parte centrale erano le più alte e forti. La donò al suo amico con le prime novanta candele già inserite negli spazi appositi, mentre le ultime dieci avrebbe dovuto inserirle lui, anno dopo anno.

È iconica, invece, l’opera “Per un mondo nuovo” del 1985: un uomo sta portando sulle spalle un globo identificabile con la terra, come spiega l’incisione del piedistallo Questa terra travagliata vorrei portarla in un mondo dove ci sia più pace, giustizia e libertà. Questi erano i valori in cui l’artista credeva, come emerge perfino dai suoi scritti: a 73 anni scoprì di possedere anche una vena letteraria e avviò una stretta collaborazione con la rivista “Il Banditore di Amelia”, la cui redazione aveva sede nella stessa Piazza Marconi in cui Carlo vendeva ortaggi e sculture.

Il mio primo incontro con la storia di Carlo Romildo avvenne nell’agosto 2020: durante una vacanza in Umbria, di passaggio per Amelia, vidi l’insegna di legno che ne indicava la casa. Un veloce appunto preso sul telefono, con l’intento di approfondire in un secondo momento, cadde nel dimenticatoio (la vita quotidiana, con le sue incombenze, spesso ci distrae). Cinque anni dopo il secondo incontro: organizzando un giro di sopralluoghi umbri incappai nel profilo facebook dello scultore e nel sito del Comune di Amelia. Ormai era troppo tardi per conoscere di persona Carlo, ma mi accolse Sandro Romildo, figlio dello scultore, che gestisce una casa museo dedicata al padre e che si sta adoperando per inserirne le sculture nel circuito museale cittadino. Sandro, inoltre, ha ereditato dal padre la vena artistica (dipinge) e l’impegno nel sociale (è molto attivo nel volontariato cittadino).

Per visitare la Casa Museo, ospitante 115 opere, è possibile contattare: Amelia Musei oppure ameliacittacreativa@gmail.com.

Per conoscere l’uomo, l’artista e il letterato Carlo Romildo, segnalo i testi: Carlo Romildo contadino e artista per un mondo nuovo (Edizioni Thyrus, 2010); Umbria contadina. L’arte nel legno di Carlo Romildo (Edizioni Thyrus, 2018); Terramata Terramara. Le vie del riscatto contadino (Edizioni Thyrus, 2020).

Ringrazio Sandro Romildo. 

Carlo Romildo, nacido el 9 de mayo de 1920 en Montenero de Amelia (Terni), es conocido hoy como el escultor campesino de Umbría.

Su actividad laboral comenzó a una edad temprana: empleado como hacendado durante cuarenta años, más tarde logró liberarse de la dura situación laboral comprando la misma pequeña finca en la que había trabajado, llevando una vida sencilla – bajo el signo del sacrificio y del trabajo – junto con su mujer Maria Proietti.

La producción artística, en cambio, comenzó a una edad avanzada: solo en 1980, cuando cumplió los sesenta años, pudo dedicarse a la realización de un sueño que cultivaba desde hace años. En ocasión de las fiestas navideñas de 1944, encontrándose afortunadamente en familia después de 3 años y medio de guerra en los Balcanes, deseaba regalar algo especial al sobrino de 5 años. Disponiendo de una madera de higo y de poco dinero, decidió esculpir un caballito. El resultado fue tan satisfactorio que se insinuó en él la idea de esculpir también un busto del padre Alessandro, fallecido siempre cerca de Navidad. La falta de tiempo, entre el trabajo por un lado y la actividad política (militaba en la nueva izquierda amerina) y sindical (deseaba poner fin a las injusticias en el mundo del trabajo) por otro, lo llevó a posponer la realización de tal deseo, hasta que en los años Ochenta decidió ponerse a trabajar. La primera escultura fue el busto de su padre, hecho con la madera de un olivo muerto, seguido por el de su madre Rosa. Utilizaba instrumentos rudimentarios, construidos por él mismo, dedicando a esta nueva actividad los momentos de descanso del trabajo en los campos.

La primera exposición se remonta a 1985: como agricultor, solía vender verduras en la plaza principal de Amelia, pero un día decidió cargar en su Ape también algunas esculturas, comenzando así a ser conocido por sus conciudadanos y clientes también como artista.

Es como si la producción escultórica de Carlo fuera alimentada por el mismo mundo campesino que amaba: la madera necesaria para esculpir la sacaba de su casa, el taller fue preparado en un local adyacente al establo y sus obras invadían la vivienda privada, donde ya en los años Noventa se se abrió un museo de gestión familiar

Durante treinta años, de 1980 a 2010, Carlo realizó más de doscientas obras de temas diferentes: junto a los retratos de sus familiares se encuentran animales y escenas de vida campesina (el arado de los bueyes, la herradura de los animales, el curado de las semillas, la elaboración del cáñamo…), pero no faltan los retratos de personajes políticos, religiosos y del espectáculo.

Para explicitar el contenido simbólico de sus esculturas grababa directamente en la superficie algunas inscripciones: cada palabra se compone de numerosos puntos dispuestos a formar las letras individuales.

Dotado también de un fino humor, en muchas de sus obras se nota una vena juguetona: con ocasión del nonagésimo cumpleaños de un amigo suyo creó un pastel de madera compuesto por una base y cien velas de madera cuyas características varían según la edad representada. Las últimas eran las más pequeñas y débiles para simbolizar la vejez, mientras que las de la parte central eran las más altas y fuertes. La donó a su amigo con las primeras noventa velas ya insertadas en los espacios adecuados, mientras que las últimas diez las habría tenido que insertar él mismo, año tras año.

Es icónica, en cambio, la obra «Por un mundo nuevo» de 1985: un hombre está llevando sobre sus hombros un globo identificable con la tierra, como explica el grabado del pedestal Esta tierra turbulenta quisiera llevarla a un mundo donde haya más paz, justicia y libertad. Estos eran los valores en los que el artista creía, como se desprende incluso de sus escritos: a los 73 años descubrió que también poseía una vena literaria e inició una estrecha colaboración con la revista «Il Banditore di Amelia», cuya redacción tenía sede en la misma Piazza Marconi donde Carlo vendía verduras y esculturas.

Mi primer encuentro con la historia de Carlo Romildo tuvo lugar en agosto de 2020: durante unas vacaciones en Umbría, de paso por Amelia, vi el cartel que indicaba su casa. Una nota rápida tomada en el teléfono, con la intención de profundizar en un momento posterior, cayó en el olvido (la vida cotidiana, con sus tareas, a menudo nos distrae). Cinco años después el segundo encuentro: organizando otro viaje en Umbria encontré el perfil facebook del escultor y la página web del Ayuntamiento de Amelia. Ya era demasiado tarde para conocer a Carlo, pero me recibió Sandro Romildo, hijo del escultor, que administra una casa museo dedicada al padre y que se está esforzando por insertar las esculturas en el circuito museístico de la ciudad. Sandro, además, ha heredado de su padre la vena artística (pinta) y el compromiso social (es muy activo en el voluntariado ciudadano).

Para visitar la Casa Museo, donde hay 115 obras, se puede contactar: Amelia Musei o ameliacittacreativa@gmail.com

Para conocer el hombre, el artista y el literato Carlo Romildo: Carlo Romildo contadino e artista per un mondo nuovo (Edizioni Thyrus, 2010); Umbria contadina. L’arte nel legno di Carlo Romildo (Edizioni Thyrus, 2018); Terramata Terramara. Le vie del riscatto contadino (Edizioni Thyrus, 2020).

Agradezco a Sandro Romildo. 

Foto dall’Archivio familiare e dell’autrice (giugno 2025).