Bruno Ferrin (1937)

Bruno Ferrin

Bruno Ferrin, nativo della provincia di Treviso, ha creato – usando come materiali “ferro e forza di gravità” – un luogo insolito dove l’arte, il gioco, il divertimento e la natura si uniscono al buon cibo.

L’Osteria ai Pioppi, sita a Nervesa della Battaglia (Treviso), è ormai conosciuta a livello internazionale: un parco giochi nato interamente dalle mani del suo proprietario e azionabile senza elettricità. Questo è l’aspetto più evidente (e curioso) del sito creato da Ferrin.

Venditore di lievito ai fornai del trevigiano, la sua attività si svolgeva prevalentemente nelle prime ore del mattino, ritrovandosi ad avere il resto della giornata libera. Incapace di restare inattivo, propose alla moglie di aprire un’osteria: preso in affitto il pioppeto che diede il nome all’attività, aprì per la prima volta in una calda domenica di giugno del 1969 con due sole damigiane di vino, delle salsicce e qualche soppressa. Le persone iniziarono a fermarsi consumando il cibo e arrivata la sera, quando tutto era terminato, si sentì soddisfatto del suo lavoro.

In breve l’attività si era così ben avviata che decise di acquistare il terreno affittato: le “giostre” iniziarono a comparire in modo del tutto casuale. Un giorno Ferrin si recò dal fabbro locale per farsi saldare dei ganci, ma l’anziano gli disse che non aveva tempo per dei lavoretti così semplici, ma che gli metteva volentieri a disposizione la saldatrice per farselo da sé. Quella fu la prima volta in cui Ferrin prese in mano una saldatrice e da quel momento non se n’è più separato.

Iniziò a creare una “giostra” dopo l’altra: la prima fu uno scivolo alto circa un metro, cui seguirono giochi più ambiziosi, come altalene, scivoli molto più alti, montagne russe, il gioco della morte, il tappeto elastico… arrivando a un totale di 40 giostre distribuite su 30.000 mq di terreno. Anche gli alberi sono stati piantati da Ferrin: «La natura è parte integrante del parco. Per far crescere una pianta ci vuole una vita, per tagliarla un minuto».

L’osteria ai Pioppi è frutto della sua totale dedizione al lavoro: per quarant’anni, finché l’età glielo ha permesso, ha lavorato instancabilmente da mattina a sera, senza mai guardare l’orologio. «Solo dedicandosi anima e corpo a un obiettivo, solo volendolo veramente si può raggiungere. Sono una delle poche persone che può dire di aver vissuto come voleva. Sono stato io l’artefice della mia vita e questo mi rende felice». Con queste parole si è espresso l’autore quando lo incontrai nel lontano 2014. Non dimenticando di rendere omaggio alla moglie, che ha saputo appoggiarlo sacrificando anche il loro tempo insieme.

I materiali usati sono di recupero per i giochi di piccole dimensioni, mentre per quelli più grandi e pericolosi si appoggia prima a uno studio di ingegneria, poi a un’officina di carpenteria. Dal momento che il parco è aperto al pubblico tutto deve essere a norma, tanto da venire sottoposto a collaudo una volta all’anno.

«Come mi vengono le idee non lo so. Così. Da sole. Vedo un movimento naturale, una foglia che cade, e mi vengono. A volte ho bisogno di un po’ di tempo per focalizzare l’idea, ma la mia mente è continuamente al lavoro».

La principale caratteristica di questo parco – come detto – è che i giochi devono essere messi in movimento dai visitatori con la forza motrice dei loro muscoli. È questo a fare delle costruzioni di Ferrin anche delle opere d’arte cinetica che chiedono di essere “esperite” attivamente, come se fossero delle gigantesche macchine inutili munariane produttrici di “beni di consumo spirituale” (divertimento, collaborazione tra genitori e figli, relazioni interpersonali…).

Divenuto da tempo meta turistica, il Parco ai Pioppi non è immune alle logiche tipiche del turismo di massa. Alta è stata l’attenzione mediatica: numerosi articoli sono usciti sui quotidiani locali (Tribuna, Corriere della Sera, Gazzettino), spesso è finito in televisione (nel 2024 la Rai gli dedicò una puntata di “Caro Marziano”), attirando l’attenzione anche delle emittenti straniere (Germania, Canada, Tokio). La vicina Fabrica – azienda creativa del marchio Benetton – gli dedicò un documentario intitolato “La storia dei pioppi”, con regia di Coleman Guyon e Luiz Romero. Significativo anche il documentario biografico “Finchè lassù c’è il sol” di Nicola Bogo ed Elisa Bucchi (2016).

Tutta questa attenzione, data la particolarità del sito, concepito appositamente dal suo autore per far divertire, è gradita alla famiglia Ferrin, ma non per questo non ci si interroga sul futuro del parco, alla stregua degli altri siti.

Ringrazio Bruno Ferrin e famiglia.

Per la scheda scientifica si rimanda a Costruttori di Babele

Bruno Ferrin, nativo de la provincia de Treviso, ha creado – usando como materiales “hierro y fuerza de gravedad” – un lugar inusual donde el arte, el juego, la diversión y la naturaleza se unen a la buena comida.

La Osteria ai Pioppi, situada en Nervesa della Battaglia (Treviso), es ya conocida a nivel internacional: un patio de juegos creado enteramente por las manos de su propietario y operable sin electricidad. Este es el aspecto más evidente (y curioso) del sitio creado por Ferrin.

Vendedor de polvo de hornear a los panaderos de la provincia de Treviso, su actividad se desarrollaba principalmente en las primeras horas de la mañana, teniendo el resto del día libre. Incapaz de permanecer inactivo, propuso a su mujer abrir una taberna: alquiló la alameda que dio nombre a la actividad, abrió por primera vez en un caluroso domingo de junio de 1969 con solo dos botellas de vino, salchichas y algunos embutidos. La gente comenzó a detenerse consumiendo la comida y por la noche, cuando todo había terminado, se sintió satisfecho con su trabajo.

En poco tiempo la actividad estaba tan bien encaminada que decidió comprar el terreno alquilado: los “juegos” comenzaron a aparecer de manera casual. Un día Ferrin fue a la herrería local para soldar unos ganchos, pero el anciano le dijo que no tenía tiempo para trabajos tan simples y que le ponía de buen grado la soldadora a su disposición para hacerlo por sí mismo. Esa fue la primera vez que Ferrin tomó en sus manos una soldadora y desde entonces no se ha separado de ella.

Comenzó a crear una atracción tras otra: la primera fue un tobogán de un metro de altura, seguido por juegos más ambiciosos, como columpios, montañas rusas, el juego de la muerte, el trampolín… llegando a un total de 40 atracciones distribuidas en 30.000 m2 de terreno. También los árboles fueron plantados por Ferrin: «La naturaleza es parte integral del parque. Para hacer crecer una planta se necesita una vida, para cortarla un minuto».

La Osteria ai Pioppi es el fruto de su total dedicación al trabajo: durante cuarenta años, hasta que la edad se lo permitió, trabajó incansablemente desde la mañana hasta la noche, sin mirar nunca el reloj. «Solo dedicándose cuerpo y alma a un objetivo, solo queriéndolo realmente se puede alcanzar. Soy una de las pocas personas que puede decir que ha vivido como quería. He sido yo el artífice de mi vida y esto me hace feliz». Con estas palabras se expresó el autor cuando lo conocí en el lejano 2014. No se olvidó de rendir homenaje a su mujer, que supo apoyarlo sacrificando también su tiempo juntos.

Los materiales utilizados son de recuperación para los juegos de pequeñas dimensiones, mientras que para los más grandes y peligrosos se apoya primero en un estudio de ingeniería, luego en un taller de carpintería. Dado que el parque está abierto al público, todo debe estar en conformidad con la ley, por eso se somete los juegos a pruebas una vez al año.

«Como me vienen las ideas no lo sé. Así. Solas. Veo un movimiento natural, una hoja que cae, y me vienen. A veces necesito un poco de tiempo para enfocar la idea, pero mi mente trabaja continuamente».

La característica principal de este parque – como se ha dicho – es que los juegos deben ser puestos en movimiento por los visitantes con la fuerza motriz de sus músculos. Es esto lo que hace de las construcciones de Ferrin también obras de arte cinética que piden ser “experimentadas” activamente, como si fueran unas gigantescas máquinas inútiles munarianas productoras de “bienes de consumo espiritual” (diversión, colaboración entre padres e hijos, relaciones interpersonales…).

Convertido hace tiempo en meta turística, el Parque ai Pioppi no es inmune a las lógicas típicas del turismo de masas. Alta ha sido la atención mediática: numerosos artículos han salido en los periódicos locales (Tribuna, Corriere della Sera, Gazzettino), a menudo ha terminado en televisión (en 2024 la RAI le dedicó un episodio de “Caro Marziano”), atrayendo también la atención de las emisoras extranjeras (Alemania, Canadá, Tokio). La cercana Fabrica – empresa creativa de la marca Benetton – le dedicó el documental “La historia de los álamos” (“La storia dei pioppi”), con dirección de Coleman Guyon y Luiz Romero. También es significativo el documental biográfico “Hasta que allá hay sol” (“Finchè lassù c’è il sol”) de Nicola Bogo y Elisa Bucchi (2016).

Toda esta atención, dada la particularidad del sitio, concebido específicamente para entretener, es agradecida por Ferrin y su familia, pero no faltan tener miedo por el futuro del parque, al igual que para los otros sitios.

Agradezco a Bruno Ferrin y su familia. 

Para la ficha técnica consulte Constructores de Babel.

Bruno Ferrin
Bruno Ferrin
Bruno Ferrin
Bruno Ferrin
Bruno Ferrin

Foto dell’autrice (2014).