Armando Tiso (1939-2021)

Il mio primo incontro fu quello con Armando Tiso: un signore eccentrico che decorò la sua casa, sia all’interno che all’esterno, con pezzetti di ceramica colorata. All’esterno si può ammirare la decorazione realizzata nella parte inferiore della facciata e sul muretto di cinta, fino a inglobarvi il marciapiede. Restano, invece, invisibili a occhi indiscreti gli elementi decorativi che si estendono nel giardino retrostante e all’interno, dove è intervenuto in ogni stanza, ricoprendo anche i pavimenti. 

Lo incontrai per la prima volta nell’estate del 2011, quando conobbi per caso il progetto Costruttori di Babele, da cui ricevetti in dono una fotografia della sua casa con la richiesta di raccoglierne la storia.

Tiso viveva solo, lungo la Riviera del Brenta, nella cittadina di Dolo (Venezia); trascorreva le giornate correndo in bicicletta e cercando oggetti utili per decorare la sua casa, che attirava gli sguardi dei curiosi, ma anche la diffidenza delle persone più vicine.

Amava le ceramiche: le considerava inutili se usate come soprammobili, ma utili se fatte a pezzi e trasformate in altre composizioni. Marina Graziosi – sua cara amica – racconta che Tiso, quando le faceva visita, le chiedeva in dono i suoi soprammobili dicendo che lui li avrebbe trasformati in qualcosa di più bello!

Ossessionato dalla paura dei paesani, il nostro primo incontro fu minato da un lato dalle sue preoccupazioni, dall’altro dalla mia inesperienza. Fortunatamente ne seguirono altri, più piacevoli, una volta che riuscii a fargli capire che ero lì per lui, senza secondi fini. Tutti incontri fugaci, di pochi minuti, ma vederlo ancora in salute e al lavoro era l’unica cosa che veramente contava.

Lo ricordo con gli occhiali da sole, la bicicletta per mano, mentre mi chiedeva di indovinare la sua età, o mi raccontava degli esiti dei suoi esami, e mi dava consigli sul dove trascorrere il resto della giornata.

È stata la mia prima storia: una vera e propria prova. Non sono mai riuscita a varcare la soglia di casa sua, sebbene si ricordasse di me. C’era tra me e lui un filo sottile che non andava superato, perché rappresentavo quel mondo di cui lui non si fidava, e il nostro rapporto poteva funzionare solo se accettavo di occupare il posto che lui mi aveva assegnato.

Da parte sua ci fu da subito anche il divieto di parlare a terzi della sua opera. Mi trovai, quindi, a dover custodire una storia tanto delicata quanto preziosa stando oltre il cancello. Soltanto quando venne a mancare sentii di poterne parlare.

Quell’estate ormai lontana lui aveva fatto molto per me, anche mettendomi di fronte alla sua riservatezza, alla sua ritrosia e ai suoi timori. Dal mio canto, gli fui di poco aiuto: l’unica cosa che ho potuto fare è stato conservarne la memoria.

Tiso è venuto a mancare il 15 settembre 2021. Lo vidi un’ultima volta poco prima: una sera gli feci visita e notai in lui i segni della malattia. Poco dopo mi giunse, tramite la stampa, notizia della sua morte.

C’è in paese chi lo ricorda con affetto, chi desidererebbe rendergli omaggio, preservandone la casa, ma anche chi non riesce nemmeno ora a superare i pregiudizi verso una persona e un’opera così insoliti. 

Si ringraziano Marina Graziosi e Luigi Raffaello Ceciliato per le informazioni biografiche e Alessandro Gozzo per le fotografie.

 

Mi primer encuentro fue con Armando Tiso: un señor excéntrico que decoró su casa, tanto dentro como fuera, con fragmentos de cerámica coloreada. En el exterior se puede admirar la decoración realizada en la parte inferior de la fachada y en la cerca de piedra, hasta englobar la acera. En cambio, son invisibles a los ojos curiosos, los elementos decorativos del jardín posterior y del interior, donde trabajó en cada habitación, cubriendo también el suelo.

Lo conocí por primera vez en el verano de 2011, cuando conocí por casualidad el proyecto Constructores de Babel, del que recibí como regalo una fotografía de su casa con la petición de recoger su historia.

Tiso vivía solo, a lo largo de la Riviera del Brenta, en la ciudad de Dolo (Venecia); pasaba los días corriendo en bicicleta y buscando objetos útiles para decorar su casa, que atraía las miradas de los curiosos, pero también la desconfianza de los vecinos.

Amaba la cerámica: la consideraba inútil cuando se usaba como adorno, pero útil cuando se rompía en trozos y se transformaba en otras composiciones. Marina Graziosi – su querida amiga – cuenta que Tiso, cuando le hacía visita, le pedía como regalo sus adornos diciendo que él los convertiría en algo más hermoso!

Obsesionado por el miedo a los paisanos, nuestro primer encuentro fue minado por un lado por sus preocupaciones y por el otro por mi inexperiencia. Afortunadamente siguieron otros, más agradables, una vez que logré hacerle entender que estaba allí para él, sin segundas intenciones. Todos nuestros encuentros fueron fugaces, de pocos minutos, pero verlo todavía saludables y activos era lo más importante.

Lo recuerdo con gafas de sol, la bicicleta de la mano, mientras me pedía adivinar su edad, o me contaba los resultados de sus análisis, y me daba consejos sobre dónde pasar el resto del día.

Fue mi primera historia: una verdadera prueba. Nunca logré atravesar la puerta de su casa, aunque se acordaba de mí. Había un hilo fino entre él y yo que no se debía cruzar, porque yo representaba el mundo en el que él no confiaba, y nuestra relación podía funcionar solo si yo aceptaba ocupar el lugar que él me había asignado.

Además, me prohibió hablar a terceros de su obra. Entonces, tuve que guardar una historia tan delicada como preciosa estando más allá de la puerta. Solo cuando falleció sentí que podía hablar de él.

Aquel verano, ya lejano, él había hecho mucho por mí, incluso enfrentándome a su reticencia y miedos. Por mi parte, le fui de poca ayuda: lo único que pude hacer fue conservar su memoria.

Tiso falleció el 15 de septiembre de 2021. Lo vi por última vez poco antes: una noche lo visité y vi en él los signos de la enfermedad. Poco después me llegó, a través de la prensa, noticia de su muerte.

Hay en el pueblo quien lo recuerda con afecto, quien desearía rendirle homenaje, conservando su casa, pero también quien no logra ni siquiera ahora superar los prejuicios hacia una persona y una obra tan insólitas.

Se agradece a Marina Graziosi y Luigi Raffaello Ceciliato por la información biográfica y Alessandro Gozzo por las fotografías.

Per la scheda scientifica si rimanda a Costruttori di Babele

Para la ficha técnica consulte Constructores de Babel