Claudio Bonvini (1954)

Claudio Bonvini

Claudio Bonvini è un fotografo dal lungo percorso artistico, un uomo di una settantina d’anni che si presenta parlando dei suoi vari acciacchi e che nasconde dietro uno sguardo silenzioso un mondo interiore ricco e profondo.

Per capire veramente chi è Bonvini bisogna saper ascoltare con attenzione e discrezione, solo così i suoi occhi riveleranno ciò che custodiscono. Claudio vede il mondo circonstante attraverso delle lenti che gli permettono di coglierne aspetti insoliti, da lui catturati con la macchina fotografica.

Inizialmente si dedicò alla pittura e al disegno, ma presto li abbandonò cedendo al fascino della camera oscura. Determinante, in questo senso, l’incontro con il fotografo Mario Giacomelli.

Nella sua casa di Senigallia, dove tuttora vive, Bonvini allestiva delle nature morte creando effetti luminosi che le rendevano vive. Al tempo stesso, puntava l’obiettivo fotografico verso l’esterno, ovvero verso quel mondo posto al di fuori delle mura domestiche, che lui studia e analizza da lontano, eternizzando pezzi di realtà quotidiana cui dà un nuovo significato.

Nel testo “Io e la fotografia”, l’artista stesso racconta il suo percorso: «Ho iniziato a fare fotografie verso la metà degli anni Settanta, con una piccola macchina fotografica manuale, con pellicole 126, e fotografavo la mia città, le vie, le piene, il mare, e anche delle gare di motocros e autocros. La mia prima fotografia l’ho scattata al molo di Senigallia col mare mosso. Nel 1980 ho comprato una macchina fotografica reflex 35 m che mi ha fatto scoprire ancora di più la mia passione per la fotografia e ho iniziato a fotografare di tutto, portavo sempre la mia macchina fotografica con me, quando andavo a fare passeggio nel centro della città e anche in periferia, in campagna. Sono stato un tipo un po’ solitario, introverso, e la fotografia ha iniziato a essere il mio unico svago, il mio modo di esprimermi, così ho iniziato a fotografare anche la mia casa, a comporre delle “nature morte”, degli oggetti domestici, bottiglie, bicchieri, frutta, vasi, fiori, e devo dire che le facevo quasi tutte nel terrazzo della cucina, che rimane un po’ chiuso, ad angolo, ma con una certa luce, e quel terrazzo è diventato il mio luogo di lavoro, per dar vita e svago alla mia creatività, specialmente nella stagione estiva, e riempivo il tavolo del terrazzo con vari oggetti, specialmente bottiglie, bicchieri e a volte usavo anche delle candele, luci colorate, che davano dei riflessi nel vetro, che mi hanno assai affascinato».

L’ultima tappa del suo cammino lo ha portato a fissare con la fotografia una realtà “immaginaria” che lui stesso inventa. In una stanza adibita a laboratorio, invasa da decine di stampe fotografiche, allestisce su un tavolo delle composizioni: sopra un fondale colorato appoggia oggetti vari, elementi vegetali, biscotti, ritagli di giornale… sale su uno sgabello con la sua reflex, scatta una foto, scende, distrugge quanto creato e ricomincia da capo.

Sono molte le implicazioni presenti in queste sue opere: la precarietà della contemporaneità, l’arte come performance, il rapporto tra arte e quotidiano… Nulla viene lasciato al caso: ogni scelta è meticolosamente studiata, ogni composizione presenta una tematica precisa e accostamenti cromatici che rivelano l’occhio sapiente dell’artista.

Ho incontrato Bonvini in una giornata di fine gennaio 2025, nella sua casa di Senigallia, dove mi ha accolta in un ambiente insolitamente ordinato: la sua creatività per emergere necessita la libertà che solo il caos può concedere. Nei suoi scritti ripete spesso quanta fatica gli costi riordinare e quel giorno si era sottoposto a questa enorme fatica apposta per accogliermi nel suo mondo. Mi ha aperto le porte della sua casa, mi ha permesso di guardare centinaia di immagini fotografiche e di leggere i suoi scritti, senza mai farmi sentire di troppo: un atto di amicizia e fiducia di cui gli sono grata.

Devo il mio incontro con Claudio Bonvini a Roberto Boccalon e Simona Guerra, in occasione della mostra “Esseri Immaginari” (12 ottobre 2024-7 gennaio 2025) tenutasi presso l’Art Hotel Commercianti di Bologna, a cura della stessa Guerra e di Camilla Falcioni.

Vi è un profilo “Claudio Bonvini” sui principali canali social (facebook, instagram).

Claudio Bonvini es un fotógrafo con una larga trayectoria artística, un hombre de unos setenta años que se presenta hablando de sus diversos achaques y que esconde detrás de una mirada silenciosa un mundo interior rico y profundo.

Para entender realmente quién es Bonvini hay que saber escuchar con atención y discreción, solo así sus ojos revelarán lo que custodian. Claudio ve el mundo circundante a través de lentes que le permiten captar aspectos inusuales, capturados por él con la cámara.

 Inicialmente se dedicó a la pintura y al dibujo, pero pronto los abandonó cediendo al encanto de la cámara oscura. Determinante, en este sentido, el encuentro con el fotógrafo Mario Giacomelli.

En su casa de Senigallia, donde aún vive, Bonvini componía naturalezas muertas creando efectos luminosos que las hacían vivas. Al mismo tiempo, apuntaba el objetivo fotográfico hacia el exterior, es decir hacia ese mundo situado fuera de las paredes domésticas, que él estudia y analiza desde lejos, eternizando piezas de realidad cotidiana a las que da un nuevo significado.

En el texto “Yo y la fotografía”, el artista mismo cuenta su recorrido: «Empecé a hacer fotografías a mediados de los años Setenta, con una pequeña cámara manual, con película 126, y fotografiaba mi ciudad, las calles, las avenidas, el mar, e incluso las carreras de motocrós y autocros. Mi primera fotografía la tomé en el muelle de Senigallia con el mar agitado. En 1980 compré una cámara réflex de 35 m que me hizo descubrir aún más mi pasión por la fotografía y empecé a fotografiar de todo, siempre llevaba mi cámara conmigo, cuando iba a pasear por el centro de la ciudad y también en las afueras, en el campo. He sido siempre un tipo un poco solitario, introvertido, y la fotografía comenzó a ser mi único pasatiempo, mi forma de expresarme, así que empecé a fotografiar también mi casa, a componer “naturalezas muertas”, con objetos domésticos, botellas, vasos, frutas, macetas, flores, y debo decir que las hacía casi todas en la terraza de la cocina, que permanece un poco cerrada, en esquina, pero con cierta luz, y esa terraza se ha convertido en mi lugar de trabajo, para dar vida y entretenimiento a mi creatividad, especialmente en la temporada de verano, y llenaba la mesa de la terraza con varios objetos, especialmente botellas, vasos y a veces también usaba velas, luces coloreadas, que daban reflejos en el vidrio, lo que me fascinó mucho».

La última etapa de su camino lo llevó a fijar con la fotografía una realidad “imaginaria” que él mismo inventa. En una habitación utilizada como laboratorio, invadida por decenas de fotografías, organiza sobre una mesa composiciones: sobre un fondo coloreado apoya objetos varios, elementos vegetales, galletas, recortes de periódico… sube a un taburete con su réflex, toma una foto, baja, destruye lo creado y comienza de nuevo.

Son muchas las implicaciones presentes en estas obras: la precariedad de la contemporaneidad, el arte como performance, la relación entre arte y cotidiano… Nada se deja al azar: cada elección es meticulosamente estudiada, cada composición presenta un tema preciso y combinaciones cromáticas que revelan el ojo sabio del artista.

Conocí a Bonvini un día de finales de enero de 2025, en su casa de Senigallia, donde me acogió en un ambiente inusualmente ordenado: su creatividad para emerger necesita la libertad que solo el caos puede ofrecer. En sus escritos repite a menudo cuánto esfuerzo le cuesta ordenar y aquel día se había sometido a este enorme esfuerzo para acogerme en su mundo. Me abrió las puertas de su casa, me permitió mirar cientos de imágenes fotográficas y leer sus escritos, sin hacerme sentir como un sujetavelas: un acto de amistad y confianza por el que le estoy agradecida.

Debo mi encuentro con Claudio Bonvini a Roberto Boccalon y Simona Guerra, con ocasión de la exposición “Seres Imaginarios” (12 octubre 2024-7 enero 2025) que tuvo lugar en el Art Hotel Commercianti de Bolonia, organizada por la misma Guerra y Camilla Falcioni.

Hay un perfil “Claudio Bonvini” en las principales redes sociales (facebook, instagram).

Claudio Bonvini
Claudio Bonvini
Claudio Bonvini
Claudio Bonvini
Claudio Bonvini
Claudio Bonvini